Il gioco del tamburello è uno sport di squadra sferistico di antichissime origini che era già praticato dagli antichi romani. Prende il nome dall’attrezzo che si usa per colpire la palla.
La prima forma di campionato italiano si svolse nel 1896. Attualmente è praticato in Italia e in Francia. La storia non è chiara se dal Monferrato o dalla Francia questa passione conquistò Torino. I campi si avvalevano dell’appoggio dei muri fortificati e i giocatori respingevano la palla con un bracciale, interamente di legno, scolpito a punte diamantate “l’entusiasmo era una specie di febbre che coinvolgeva principi e popolani”.
In men che non si dica le partite a muro vennero giocate ovunque gli abitanti erano protetti da bastioni.
Il tifo sportivo era scatenato specialmente tra le squadre dei borghi o dei paesi della collina. Le sfide erano annunciate da “sonetti” ricchi di sottintesi, “sfottò” che venivano recapitati agli interessati da vivaci staffette folcloristiche, precedute da trombettieri e sbandieratori.
Il Monferrato è ricco di castelli e per questo motivo il gioco divenne in questi luoghi simpatica occasione di rivalità campanilistica.
Il campo di gioco era delimitato da un lato dai bastioni dei castelli.
Il tamburello a muro è disciplina agonistica di squadra molto affascinante perchè unisce alla tecnica del tamburello classico l’incognita del rimbalzo sul muro d’appoggio.
